L'Autrice: Mamma Denise
Una mamma dietro la porticina
La storia vera di come è nata La Porta di Caramella, tra famiglia, fantasia, notti troppo corte e cose davvero importanti
Dietro La Porta di Caramella non c’è un’azienda con un grande ufficio creativo.
Non c’è una squadra di grafici, autori, illustratori e persone che pianificano riunioni attorno a un tavolo.
Ci sono io.
Mamma Denise.
E credo che raccontarlo sia importante, perché La Porta di Caramella è nata esattamente così: non come un progetto commerciale, ma dentro la mia famiglia.
Sono mamma di due bambine: Rachele, 8 anni, e Maddalena, 3.
Rachele ha una fantasia che conosco molto bene. È quella fantasia capace di prendere una piccola cosa e costruirci intorno un mondo intero. La stessa che avevo io da bambina e che, a quanto pare, si è rifiutata categoricamente di diventare adulta insieme al resto di me.
Maddalena invece è ancora immersa completamente in quell’età in cui realtà e immaginazione non hanno bisogno di chiedersi il permesso per stare nella stessa stanza. E non so nemmeno spiegare bene perché, ma ogni volta che la guardo penso a Elfa Caramella.
Forse Caramella ha qualcosa di entrambe.
E sicuramente ha moltissimo di me.
Quella che vedete e quella che non vedete
Chi mi conosce nella vita di tutti i giorni probabilmente mi descriverebbe in tutt’altro modo.
Sono una persona pratica. Con i piedi per terra. Organizzata. Pochi giri di parole.
Lavoro, ho una famiglia, due bambine, una casa e giornate nelle quali le ore sembrano avere il brutto vizio di finire molto prima delle cose da fare.
Probabilmente molte persone che mi conoscono non immaginano nemmeno il mondo che ho nella testa.
Eppure c’è sempre stato.
La fantasia mi accompagna da quando ero piccola. È cresciuta con me, si è adattata alla vita adulta, si è nascosta qualche volta dietro bollette, appuntamenti, lavoro, lavatrici e liste della spesa.
Ma non se n’è mai andata.
Poi sono diventata mamma.
E quella fantasia ha finalmente trovato qualcuno a cui raccontarsi.
Prima di Caramella c’era un desiderio
Elfa Caramella non è nata perché pensavo di creare un sito o qualcosa da vendere.
È nata perché volevo fare una cosa molto più semplice:
rendere speciale l’Avvento delle mie bambine.
Non soltanto il giorno di Natale.
Anzi, forse soprattutto tutto quello che viene prima.
Volevo che dicembre non fosse soltanto una lunga rincorsa al 25, scandita dalla domanda su quale regalo comprare, quale fosse quello giusto, quello desiderato, quello sufficientemente bello o costoso da riuscire quasi a misurare l'affetto che proviamo.
Questa cosa non mi è mai piaciuta.
Non perché ci sia qualcosa di sbagliato nei regali. Anche a casa nostra ci sono, eccome.
Ma perché non volevo che fossero loro a diventare la parte più importante del Natale.
Volevo parlare alle mie bambine di gentilezza, famiglia, attesa, gratitudine, generosità, tempo trascorso insieme.
Volevo costruire ricordi.
E così, quasi senza accorgermene, ho aperto una piccola porta.
All’inizio Caramella quasi non si vedeva
Il primo anno Elfa Caramella era una presenza appena accennata.
Un messaggio comparso ogni tanto.
Qualche impronta.
Un piccolo segnale.
La sensazione che da qualche parte ci fosse qualcuno che stava osservando la nostra casa e preparando qualcosa.
Niente di enorme.
Ma gli occhi di mia figlia mi hanno fatto capire immediatamente una cosa: non serviva che fosse enorme.
Serviva che fosse vero per noi.
L’anno successivo Caramella diventò un po’ più insistente.
Arrivarono altri messaggi, piccole Missioni del Bene, lavoretti, ricette, attività.
Poi arrivò il calendario.
E infine accadde quello che avrebbe cambiato completamente questa storia.
Una letterina ogni giorno.
Ogni giorno Caramella bussava alla nostra porta con qualcosa da raccontare, fare, scoprire o condividere.
E non sempre riuscivamo a fare tutto.
Questa è una parte della storia che ci tengo moltissimo a raccontare.
Qualche volta Caramella doveva aspettare
Perché la vita vera non si mette in pausa per l’Avvento.
Ci sono giornate storte. Il lavoro. La stanchezza. Gli imprevisti. Una cena da preparare mentre qualcuno ti chiama dall’altra stanza e contemporaneamente ti ricordi quella cosa urgentissima che avresti dovuto fare tre ore prima.
Così capitava che una missione di Caramella rimanesse lì.
Non fatta.
E sapete una cosa?
Pazienza.
L’avremmo fatta il giorno dopo.
Oppure due giorni dopo.
Perché Caramella non era nata per aggiungere un altro dovere alla mia giornata.
E con il tempo ho capito che proprio quelle piccole missioni stavano facendo qualcosa anche a me.
Pensavo di aver preso un impegno con un’elfa immaginaria.
Invece forse avevo preso un impegno vero con mia figlia.
Quella letterina lasciata sul tavolo mi ricordava che dovevo fermarmi.
Scuotermi di dosso, almeno per un momento, tutto quello che sembrava urgentissimo.
Lasciare il telefono.
Lasciare le cose da sistemare.
Lasciare che qualcosa potesse aspettare.
E trovare finalmente spazio per ciò che era davvero importante.
Lei. Noi. Quel momento.
Forse è proprio questo il segreto più grande nascosto dietro la Porta di Caramella.
Poi ho pensato: perché tenerlo soltanto per noi?
Negli anni le idee sono aumentate.
E parecchio.
Una letterina diventava un’attività. Un’attività suggeriva un gioco. Quel gioco faceva nascere un allegato. Poi mi veniva in mente una variante per un bambino più piccolo. Poi una per uno più grande.
E naturalmente le idee migliori hanno una curiosa predilezione per presentarsi quando tutti dormono.
Così una parte consistente della Porta di Caramella è nata di notte.
Quando la casa finalmente tace.
Quando il lavoro è finito.
Quando le mie bambine dormono.
Quando probabilmente dovrei dormire anch’io e invece penso:
“Aspetta… e se Caramella facesse così?”
E riaccendo il computer.
Ho provato.
Ho sbagliato.
Ho rifatto.
Ho buttato cose che mi erano costate ore perché semplicemente non funzionavano.
Ho cambiato idee che sulla carta sembravano bellissime.
Ho imparato cose che non avevo mai fatto prima.
E continuo ancora oggi.
Non perché tutto debba essere perfetto, ma perché dietro ogni file che metto qui c’è qualcosa che, prima di arrivare nelle vostre case, è passato dalla mia.
La bambina nello specchio
Quando guardo Rachele, a volte riconosco qualcosa. Vedo quella bambina capace di credere profondamente nelle storie che inventa.
Quella che trasforma un dettaglio in un’avventura e che non considera la fantasia qualcosa di separato dalla realtà, ma un modo diverso di guardarla.
È una bambina che conosco.
Perché tanti anni fa la vedevo nello specchio.
Forse sarebbe stata così comunque.
Anzi, probabilmente sì.
Ma mi piace pensare di aver contribuito almeno un pochino a custodire quella parte di lei.
Un po’ io e un po’ Caramella.
E sono abbastanza sicura che un giorno Rachele smetterà di aspettare davvero le sue letterine.
Capirà perfettamente chi le scriveva.
Magari scoprirà persino quante volte sua madre, alle undici di sera, si è domandata perché mai avesse avuto l'idea di inventarsi un’elfa tanto laboriosa. 😅
Ma non credo che questo cancellerà la magia.
Perché la magia non era davvero nell’elfa.
Era nel tempo trascorso insieme.
Nelle risate.
Nelle ricette riuscite male.
Nei lavoretti.
Nelle missioni rimandate.
Nelle sere in cui abbiamo lasciato perdere qualcosa che “dovevamo fare” per fare qualcosa che volevamo ricordare.
Ed è questo che spero si porterà dietro per tutta la vita.
Perché continuo a creare
Oggi La Porta di Caramella è diventata molto più grande di quella prima impronta lasciata in casa nostra.
Ci sono percorsi, lettere, attività, giochi, storie e un intero piccolo mondo chiamato Nevecandita.
Ma dietro tutto questo continuo a esserci semplicemente io.
Una mamma con un lavoro, una famiglia, pochissimo tempo e decisamente troppe idee.
Creo di notte, provo, correggo, ricomincio.
E continuo perché penso alle mie bambine.
Ma adesso, quando preparo qualcosa, penso anche alle vostre.
Penso a una mamma o a un papà che apriranno uno dei miei file dopo una giornata piena. A un bambino che troverà una letterina. A mezz’ora strappata alla fretta quotidiana per sedersi insieme intorno a un tavolo.
Non mi interessa costruire l’immagine di qualcosa di più grande di ciò che è.
La Porta di Caramella è piccola.
È artigianale.
È imperfetta.
È cresciuta insieme alle mie figlie e continua a crescere insieme a loro.
Ma forse proprio per questo so esattamente cosa vorrei passasse attraverso quella porticina.
Non l’idea di un Natale perfetto.
Non un altro compito da aggiungere alla lista.
Non l’ennesima cosa da comprare.
Vorrei passasse un motivo per fermarsi.
Perché noi genitori passiamo una quantità incredibile di tempo a fare cose per i nostri figli.
A volte abbiamo soltanto bisogno che qualcuno ci ricordi di fermarci abbastanza a lungo da fare qualcosa con loro.
È quello che Caramella, tanti anni fa, ha cominciato a fare con me.
E forse, alla fine, La Porta di Caramella è nata proprio per questo.
Per ricordarmi che le cose urgenti saranno sempre tantissime.
Ma le bambine, invece, non resteranno bambine per sempre.
Un ringraziamento speciale
E poi c’è Papà Carmine. Se dietro la porticina c’è Mamma Denise, poco più indietro c’è lui. Quello che mi sostiene quando un’idea è ancora soltanto un groviglio nella mia testa, che mi ascolta mentre provo a darle una forma. Mi sostiene moralmente, intellettualmente e concretamente: incoraggia, aiuta e qualche volta probabilmente si domanda fin dove potrà arrivare questa faccenda di Caramella. 😅
La Porta di Caramella nasce dalla mia fantasia, ma non avrei potuto farla crescere così senza avere accanto qualcuno che crede nelle mie idee e mi permette di inseguirle, anche quando significano computer acceso fino a tardi, prove, ripensamenti e l’ennesimo: «Carmine, due minuti e spengo» Perciò, tra queste pagine, un pezzettino è anche suo. Grazie, Papà Carmine, per essere dalla mia parte e dalla parte di Caramella. Sempre. ❤️"
E grazie alla mia mamma, al mio papà, a Roberta, Monica, Matilde, Chiara, zia Veronica, Nadia e Katia: presenze preziose, sostegno concreto e solidi pilastri che sorreggono una vita di fantasia. ✨