Quando una caccia al tesoro, una missione o un’attività creativa diventano molto più di un modo per divertirsi
A La Porta di Caramella amiamo i giochi. Quelli con gli indizi nascosti sotto un cuscino, i cartoncini da ritagliare, le missioni segrete, le cose da costruire e quella particolare espressione del bambino che ha appena capito qualcosa prima di mamma e papà. πβ¨
Ma quando progettiamo un’attività per Caramella, non partiamo quasi mai dalla domanda:
“Che gioco potremmo far fare oggi?”
Partiamo da un’altra:
β€οΈ “Che cosa vorremmo far vivere al bambino attraverso questo gioco?”
Perché dietro una caccia al tesoro può nascondersi la collaborazione.
Dietro una missione da portare a termine può esserci autonomia.
Dietro un’attività creativa può trovare spazio un’emozione che, a parole, sarebbe molto più difficile raccontare.
Il bambino, naturalmente, non deve sapere tutto questo.
Lui deve giocare. π²
Il resto è il lavoro silenzioso che facciamo noi dietro la Porta. πͺβ¨
πΊοΈ Una caccia al tesoro può allenare la collaborazione
Immaginiamo una caccia al tesoro di Caramella.
Ci sono indizi da trovare, piccoli enigmi, una meta da raggiungere e magari qualcuno che, dopo il secondo indizio, è già convinto di sapere perfettamente dove sia nascosto il tesoro. π
Agli occhi del bambino è un’avventura.
Ma possiamo costruirla in modo che nessuno riesca a fare tutto da solo.
Uno trova un indizio.
Qualcun altro lo interpreta.
Un adulto può leggere ciò che ancora il bambino non sa leggere.
Un fratello può notare un particolare sfuggito agli altri.
E improvvisamente arrivare al tesoro non dipende più soltanto dall’essere veloci o bravi.
Dipende dal riuscire a mettere insieme ciò che ciascuno sa fare. π€
La collaborazione, allora, non viene spiegata con una definizione.
Viene sperimentata.
E alla fine il tesoro è bellissimo, certo.
Ma qualcosa di importante è successo anche durante il viaggio per raggiungerlo.
π¨ Un’attività creativa può dare una forma alle emozioni
Dal gioco "Il calderone di Caramella" - Progetto Halloween 2026
Ci sono poi cose molto più difficili da mettere in una scatola.
La paura, per esempio.
La rabbia. La tristezza. L’attesa. Una preoccupazione.
Dire a un bambino “parlami di ciò che provi” non sempre apre immediatamente una porta.
A volte funziona meglio offrire un’altra strada.
Disegnare una paura.
Inventarle un nome.
Trasformarla in un personaggio buffo.
Costruire qualcosa che rappresenti ciò che ci fa stare bene.
Scrivere un pensiero e affidarlo a una piccola missione. π¨β€οΈ
Il gioco crea una distanza gentile.
Non stiamo più necessariamente parlando di me.
Stiamo parlando di un disegno, di un personaggio, di una storia.
E proprio lì può diventare più semplice riconoscere, nominare e condividere ciò che sentiamo.
Non serve arrivare a grandi conclusioni.
A volte basta aver trovato un modo per cominciare a parlarne.
Dal gioco "Il processo alle paure" - Progetto Halloween 2026
π§© Anche risolvere un problema è parte del gioco
Un pezzo non entra.
L’indizio sembra impossibile.
La costruzione cade.
La prima idea non funziona.
Ed ecco uno dei momenti che, nella progettazione, ci interessano di più.
Perché potremmo intervenire immediatamente e sistemare tutto.
Oppure possiamo concedere al bambino qualche minuto per provare una strada diversa.
Tentare.
Sbagliare.
Ricominciare.
Chiedere un suggerimento.
Scoprire che esiste più di una soluzione.
Persino un piccolo intoppo può diventare parte dell’esperienza.
Non perché dobbiamo trasformare ogni pomeriggio in una lezione di vita. Per carità, Caramella ogni tanto vuole semplicemente mangiare un biscotto. πͺπ
Ma perché il gioco offre naturalmente occasioni per sperimentare qualcosa che poi ritroviamo anche fuori dal gioco.
E il valore? Non deve diventare una predica
Questo per noi è fondamentale.
Se dopo ogni attività fermassimo il bambino per spiegargli per quindici minuti quale competenza abbia appena allenato, probabilmente al terzo giorno nasconderebbe lui la porticina. ππͺ
Il valore non deve soffocare il gioco.
Deve abitarlo.
Un bambino può collaborare senza ricevere una lezione sulla collaborazione.
Può esercitare autonomia senza sentirsi dire che sta “lavorando sull’autonomia”.
Può trovare un modo per raccontare una paura senza sapere che abbiamo pensato quell’attività proprio per offrirgli uno spazio in cui farlo.
Prima viene l’esperienza.
Poi, quando serve, può arrivare una domanda semplice:
“Come ti sei sentito?”
“Qual è stata la parte più difficile?”
“Chi ti ha aiutato?”
“Cosa faresti diversamente la prossima volta?”
Piccole domande.
Niente interrogazione finale davanti alla commissione elfica. π§βοΈπ
π©π§ Ecco perché dietro le attività c’è anche una guida per il genitore
Il bambino vede Caramella e la sua missione.
L’adulto può vedere anche ciò che abbiamo costruito dietro.
Per questo le nostre proposte sono accompagnate dalle Schede di Comprensione dedicate ai genitori: servono a raccontare quale valore c’è dietro l’attività, perché l’abbiamo pensata in quel modo e come accompagnarla senza trasformarla in qualcosa che non deve essere.
Perché mamma e papà non devono diventare insegnanti durante l’Avvento.
Devono poter rimanere soprattutto mamma e papà. β€οΈ
La progettazione è compito nostro.
A voi vogliamo lasciare la parte più importante: esserci.
β¨ Quindi è un gioco oppure no?
Assolutamente sì.
E deve continuare ad esserlo. π²β€οΈ
Deve far ridere, incuriosire, sorprendere, magari creare un po’ di sano caos sul tavolo della cucina.
Ma possiamo scegliere di costruirlo con intenzione.
E allora una caccia al tesoro può parlare di collaborazione. π€
Una missione può lasciare spazio all’autonomia. π±
Un’attività creativa può aiutare a incontrare un’emozione. π¨
Un piccolo problema può insegnare che si può tentare una seconda strada. π§©
π§βοΈ Per il bambino rimane un’avventura di Caramella.
β€οΈ Per noi, dietro quell’avventura, c’è sempre un perché.
È questo che intendiamo quando parliamo di Avvento dei Valori Autentici.
Non togliere leggerezza alla magia per trasformarla in una lezione.
Fare esattamente il contrario:
lasciare che sia il gioco, qualche volta, a portare con sé qualcosa che vale la pena imparare. πβ¨
Aggiungi commento
Commenti