IL DOMANDOMETRO

20 domande sul Natale che prima o poi potrebbero arrivare. E nessuna richiede una laurea al Polo Nord.

 

Ci sono domande che una mamma sa che prima o poi arriveranno.
E poi ci sono quelle che arrivano mentre stai guidando, preparando la cena o cercando disperatamente una scarpa scomparsa.
“Mamma, ma Babbo Natale esiste davvero?”
“Perché la sua scrittura sembra la tua?”
“Come fa a entrare se non abbiamo il camino?”
“Perché al centro commerciale ieri Babbo Natale aveva gli occhi marroni e oggi li ha azzurri?”
“Perché la carta dei miei regali è uguale a quella che abbiamo nell’armadio?”
E improvvisamente eccoci lì.
Immobili.
Con un mestolo in mano.
A rappresentare ufficialmente l’intero Ufficio Comunicazione del Polo Nord. 😅
È pensando proprio a quel momento che è nato Il Domandometro, uno degli allegati che abbiamo voluto dedicare non ai bambini, ma a mamma e papà.
Non per consegnare ai genitori venti risposte da imparare a memoria.
Ma per fare qualcosa che secondo me è molto più utile:
aiutarli a capire che la stessa domanda può avere bisogno di risposte diverse.


Il problema non è la domanda

Quando un bambino comincia a fare domande sul Natale, la prima reazione dell’adulto può essere quella di cercare velocemente la risposta giusta.
Quella che non rovina niente.
Quella che non mente troppo.
Quella che non anticipa qualcosa.
Quella che non fa sentire il bambino preso in giro.
Possibilmente formulata in meno di quattro secondi, perché lui è ancora lì che ci guarda.
Una passeggiata. 😅
Ma forse la prima cosa da chiedersi non è:
“Qual è la risposta giusta?”
È:
“Perché mio figlio mi sta facendo questa domanda proprio adesso?”
Sta semplicemente giocando con la fantasia?
Ha notato una piccola incongruenza?
Qualcuno a scuola gli ha detto qualcosa?
Sta mettendo insieme alcuni indizi?
Ha già capito e sta cercando una conferma?
Oppure vuole soltanto sapere se può ancora permettersi di credere?
La domanda può essere identica.

Il punto in cui si trova il bambino può essere completamente diverso.
Ed è proprio da qui che parte il Domandometro.

Venti domande. Tre possibili scenari.

Nel Domandometro abbiamo raccolto 20 delle domande che possono comparire quando i bambini iniziano a osservare più attentamente la magia del Natale.
Alcune sono grandi:
“Ma Babbo Natale esiste davvero?”
Altre sembrano piccole, ma possono essere indizi di un ragionamento già in corso:
“Perché la scrittura di Babbo Natale sembra la tua?”
“Perché la carta dei regali è uguale a quella nell’armadio?”
Alcune mettono seriamente alla prova la logistica natalizia:
“Come fa a portare i regali a tutti in una notte?”
“Come entra se non abbiamo il camino?”
Altre sono quasi investigazioni:
“Perché nei centri commerciali ci sono tanti Babbi Natale diversi?”
E poi arrivano quelle che non riguardano più davvero Babbo Natale.
Riguardano il bambino.
“Allora mi avete preso in giro?”
“Perché avete fatto finta per così tanto tempo?”
“Se Babbo Natale non è come pensavo, allora il Natale è falso?”
Ed è lì che la risposta ha bisogno soprattutto di una cosa:
ascolto.
Il Domandometro affronta queste domande distinguendo tre situazioni: il bambino crede ancora, il bambino sospetta, il bambino ha capito.

Scenario A: il bambino crede ancora

Ci sono bambini che fanno domande senza essere affatto pronti a smontare la storia.
Stanno esplorando.
Giocano con le possibilità.
Cercano una spiegazione che permetta loro di continuare a stare dentro la magia.
In questo caso non abbiamo bisogno di anticipare una verità che il bambino non sta realmente chiedendo.
Possiamo rispondere restando nel linguaggio della fantasia, senza trasformare ogni dubbio in un interrogatorio investigativo.
Alla domanda sul camino, per esempio, il Domandometro suggerisce una risposta che lascia vivere la storia: il Natale trova sempre un modo, attraverso un camino, una porta, una finestrella magica o qualche aiutante speciale.
Non stiamo costruendo una difesa processuale di Babbo Natale.
Stiamo semplicemente rispettando il punto in cui il bambino si trova.

Scenario B: il bambino sospetta

Poi c’è quella fase meravigliosamente pericolosa in cui il bambino comincia a raccogliere indizi.
La carta.
La grafia.
Il pacco trovato troppo presto.
L’elfo che, guarda caso, non si muove mai quando qualcuno lo osserva.
Babbo Natale del centro commerciale che lunedì misurava un metro e ottantacinque e mercoledì sembra aver perso quindici centimetri.
A questo punto inventare spiegazioni sempre più elaborate può diventare controproducente.
Il bambino non sta più soltanto giocando.
Sta pensando.
Nel secondo scenario il Domandometro cerca quindi di accompagnare la domanda senza costruire una gigantesca muraglia di nuove spiegazioni.
Si può riconoscere che ha osservato bene.
Restituirgli una domanda.
Lasciare spazio.
Cominciare delicatamente a spostare l’attenzione dalla meccanica della magia verso il significato della magia.
Perché sospettare non significa necessariamente essere già pronti a sentirsi dire tutto.
Ma significa che possiamo iniziare ad ascoltare in modo diverso.

Scenario C: il bambino ha capito

E poi può arrivare il momento in cui la domanda contiene già la risposta.
“Mamma, l’elfo lo sposti tu?”
“Queste lettere le hai scritte tu?”
“Babbo Natale non viene davvero, vero?”
A quel punto il rischio più grande non è che la magia finisca.
È che il bambino senta che noi non ci fidiamo abbastanza di lui da riconoscere ciò che ha già capito.
Nel terzo scenario il Domandometro non suggerisce di costruire un’altra spiegazione.
Suggerisce di accompagnare la scoperta.
Con verità.
Con calma.
E soprattutto senza cancellare tutto ciò che è venuto prima.
Perché scoprire chi preparava una lettera non significa che l’emozione provata leggendo quella lettera fosse falsa.
Scoprire chi incartava i regali non rende falsi l’attesa, la sorpresa, i biscotti lasciati sul tavolo o gli occhi spalancati la mattina di Natale.
La storia cambia. Quello che abbiamo vissuto insieme no.


“Allora il Natale è falso?”

Ed eccoci alla domanda che, in poche parole, contiene praticamente tutto.
Nel Domandometro arriva per ultima.
E non per caso.
Perché dopo aver parlato di Babbo Natale, elfi, renne, lettere, regali e storie, possiamo finalmente separare due cose che da piccoli sembravano coincidere:
la magia che si vede e quella che non si vede.


Il Natale non diventa falso perché il bambino comincia a capire come venivano preparate alcune sorprese.
Può scoprire che dietro quelle sorprese c’erano persone.
Tempo. Cura. Attenzione. Conoscenza dei suoi desideri.
Qualcuno che aspettava che dormisse. Qualcuno che scriveva.
Qualcuno che incartava. Qualcuno che, probabilmente, alle 23:58 cercava disperatamente il nastro adesivo. 😅

“Allora mi avete preso in giro?”

Questa è probabilmente una delle domande che fanno più paura agli adulti.
Ed è anche una delle più importanti presenti nel Domandometro.
Perché qui non serve una risposta brillante.
Serve riconoscere quello che il bambino può provare.
Nel materiale la risposta più diretta parte proprio da questo: se il bambino si sente preso in giro, quel sentimento va accolto; l’intenzione non era ingannarlo, ma custodire per lui una meraviglia finché era piccolo.
Non dobbiamo convincerlo immediatamente che dovrebbe essere felice.
Possiamo lasciargli anche il diritto di essere sorpreso.
Dispiaciuto.
Confuso.
Magari perfino un po’ arrabbiato.
La verità non deve diventare una festa obbligatoria.
Deve poter diventare una conversazione sicura.

La magia non necessariamente scompare.
Può cambiare posto.
Ed è proprio questo il messaggio con cui si conclude il Domandometro: prima la magia era davanti agli occhi del bambino; crescendo può cominciare a passare anche dalle sue mani.


E se non so cosa rispondere?

Allora possiamo fare una cosa sorprendentemente semplice:
non rispondere immediatamente.
“Questa è una bella domanda. Tu cosa ne pensi?”
“Cosa ti ha fatto venire questo dubbio?”
“È successo qualcosa?”
“Tu come te lo immagini?”
Quattro domande possono raccontarci molto più di una risposta preparata perfettamente.
Il Domandometro non nasce per trasformare mamma e papà in professionisti della comunicazione natalizia.
Nasce per ricordare che non dobbiamo avere tutto sotto controllo per poter accompagnare nostro figlio.
Possiamo anche dire:
“Ci voglio pensare.”
Il Polo Nord non revoca la licenza genitoriale per questo. Promesso. 😄

Il Domandometro non decide quando dire la verità

Questo è fondamentale.
Non esiste una pagina che dice:
“A questa età bisogna dire questo.”
Non esiste una domanda che automaticamente faccia scattare la rivelazione.
Non esiste una risposta universale.
Il Domandometro offre possibilità, non sentenze.
Perché un allegato può conoscere venti domande.
Mamma e papà conoscono quel bambino.
E questa rimane l’informazione più importante di tutte.

La domanda più importante potrebbe essere quella che non abbiamo scritto

Le venti domande servono per prepararci.
Ma i bambini hanno un talento straordinario per inventare la ventunesima.
Probabilmente mentre siamo al supermercato.
Con altre sei persone in coda dietro.
E nessuna possibilità di fuga. 😂
Quando arriverà, non avremo necessariamente la risposta perfetta.
Ma possiamo ricordarci il principio che attraversa tutto il Domandometro:
prima di rispondere alla domanda, ascoltiamo il bambino che ce l’ha fatta.
Perché qualche volta sta cercando una spiegazione.
Qualche volta una conferma.
Qualche volta sta chiedendo il permesso di crescere.
E qualche volta vuole soltanto sapere se, anche dopo aver capito qualcosa in più, Natale potrà continuare a essere Natale.
La risposta a quest’ultima domanda, almeno per noi, è semplicissima.
Sì. ❤️

Dentro l’Avvento di Caramella pensiamo anche alle domande dei grandi

Il Domandometro è uno degli strumenti pensati per accompagnare mamma e papà nei passaggi più delicati, soprattutto quando la magia comincia a cambiare forma.
Non per mettere in bocca agli adulti una risposta.
Ma per ricordare loro che possono scegliere come, quanto e quando rispondere.
Perché crescere non significa necessariamente spegnere una luce.
Qualche volta significa semplicemente scoprire chi la accendeva.
E, un giorno, imparare ad accenderla per qualcun altro. 🎄🚪✨

 

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