Non servono 24 regali per fare un Avvento

Quando il regalo è ciò che succede insieme

C’è stato un momento, mentre costruivo l’Avvento di Caramella, in cui mi sono fatta una domanda molto semplice:
cosa deve trovare davvero un bambino dietro una porticina dell’Avvento?
Un regalino?
Un dolcetto?
Una sorpresa?
Certamente può esserci anche tutto questo.
Ma se per 12 o 24 giorni l’attesa diventa soltanto:
“Cosa ricevo oggi?”
allora stavamo costruendo qualcosa di diverso da quello che volevo fosse La Porta di Caramella.
Perché il nostro Avvento non nasce per mettere 24 cose nelle mani di un bambino.
Nasce per provare a mettere 24 piccoli momenti dentro dicembre.
E fortunatamente per il bilancio familiare, per i cassetti già pieni e probabilmente anche per Babbo Natale, le due cose non coincidono. 🎅😅


Quando l’Avvento diventa una collezione di cose

 

Non c’è nulla di sbagliato in un calendario con cioccolatini, piccoli giochi o sorprese.
Anzi, diciamolo: aprire una finestrella e trovare qualcosa è meravigliosamente natalizio.
Il problema nasce soltanto quando quello che c’è dentro diventa più importante di ciò che succede intorno.
Perché dicembre offre già moltissimo sul fronte degli oggetti.
Ci sono liste per Babbo Natale, pacchetti sotto l’albero, regali dei nonni, pensierini, sorprese, cioccolatini e quella misteriosa proliferazione di piccoli oggetti natalizi che il 7 gennaio sembrano essersi riprodotti autonomamente durante la notte.
Caramella poteva aggiungerne altri.
Ha preferito provare ad aggiungere qualcos’altro.

E se dietro la Porta trovassimo qualcosa da fare?

Una letterina può contenere una missione.
Può invitare a preparare qualcosa insieme.
Può raccontare ciò che è successo a Nevecandita e chiedere al bambino di aiutare.
Può proporre un gioco.
Può portare una ricetta.
Può suggerire un gesto gentile.
Può far partire una conversazione.
Può chiedere di cercare qualcosa nella propria famiglia.
Può semplicemente invitare a fermarsi.
In quel momento la domanda cambia.
Non è più soltanto:
“Cosa mi ha portato Caramella?”
Diventa:
“Cosa facciamo oggi con Caramella?”
Ed è proprio quel piccolo cambio di verbo che racconta buona parte del progetto.
Da avere a fare.
Da ricevere a vivere.

ESEMPIO di Letterina del percorso 4-5 anni:

ESEMPIO di Letterina del percorso 6-7 anni:

ESEMPIO di Letterina del percorso 8-9 anni:

Naturalmente Caramella non ha dichiarato guerra ai pacchetti. 🎁
A Nevecandita una posizione del genere probabilmente comporterebbe l’immediata convocazione nell’ufficio di Babbo Natale.
Ci possono essere piccoli materiali da procurare, ingredienti, oggetti utili a un’attività o qualcosa che un genitore desidera aggiungere.
Ma non è necessario comprare un regalo per ogni giornata affinché il percorso funzioni.
Questa era una scelta importante anche dal punto di vista pratico.
Il costo dell’Avvento non doveva essere semplicemente il prezzo dei file seguito da una lunga processione di:
“Ah, serve anche questo.”
“E questo.”
“E questo.”
“E altre ventitré cosine.” 😅
Per questo, quando sono necessari materiali, abbiamo cercato il più possibile di utilizzare cose semplici, facilmente reperibili o che molte famiglie possiedono già, ed in alternativa abbiamo suggerito, tramite l'articolo che parla del Budget che potete trovare in questo Blog, soluzioni economiche per l'acquisto.
La parte preziosa della giornata dovrebbe essere l’esperienza, non il suo scontrino.

Ma cosa può diventare un regalo?

Qui succede qualcosa che mi piace molto.
Perché se smettiamo per un momento di pensare al regalo come a un oggetto, improvvisamente dicembre ne è pieno.
Preparare insieme qualcosa che poi mangeremo.
Ascoltare una storia.
Ridacchiare durante un gioco.
Scoprire una tradizione che non conoscevamo.
Fare qualcosa di gentile senza aspettarsi nulla in cambio.
Costruire.
Inventare.
Ricordare.
Fare una domanda a un nonno.
Conservare qualcosa che abbiamo creato.
Trascorrere venti minuti senza televisione, telefono o fretta.
Sono regali?
Non hanno carta, fiocco e codice a barre.
Ma un bambino può ricordarli molto più a lungo di parecchie cose che ne hanno uno.

I valori non stanno in una predica

Questo principio è particolarmente importante per La Porta di Caramella perché il cuore del progetto sono i valori autentici.
Gentilezza, gratitudine, rispetto, famiglia, generosità, ascolto, cura degli altri non possono diventare una lezione quotidiana impartita da un’elfa con l’indice alzato.
Povera Caramella.
Dopo tre giorni i bambini probabilmente murerebbero la Porta. 😅
Un valore funziona molto meglio quando succede.
Quando viene infilato dentro una storia.
Quando diventa una scelta.
Quando passa attraverso un gioco.
Quando una piccola missione permette di sperimentarlo senza neppure accorgersi che qualcuno stava cercando di insegnare qualcosa.
Per questo molte giornate non chiedono al bambino di possedere qualcosa.
Gli chiedono di fare, osservare, scegliere, inventare, condividere o ricordare.

Anche l’attesa può cambiare

C’è poi un altro aspetto.
Se ogni giorno contiene necessariamente un oggetto, una parte dell’attesa finisce inevitabilmente per concentrarsi sull’oggetto.
Se invece Caramella è imprevedibile, il bambino non sa esattamente cosa troverà.
Forse una storia.
Forse una missione.
Forse un gioco.
Forse qualcosa da preparare.
Forse una letterina che quel giorno chiede soltanto di parlare.
La sorpresa non è più:
“Quale cosa riceverò?”
La sorpresa diventa:
“Che cosa avrà combinato oggi?”
E conoscendo Caramella, è una domanda che può avere conseguenze piuttosto interessanti. 🧝‍♀️

Un Avvento pieno senza doverlo riempire

Forse è proprio questo il paradosso che cercavamo.
Costruire un Avvento pieno, senza avere bisogno di riempirlo continuamente di cose.
Pieno di lettere.
Pieno di storie.
Pieno di piccoli rituali.
Pieno di risate.
Pieno di attività.
Pieno anche di quelle conversazioni che nascono quasi per caso mentre si sta facendo tutt’altro.
Naturalmente non tutte le giornate diventeranno un ricordo memorabile.
Siamo famiglie vere, non una pubblicità natalizia in cui nessuno rovescia mai il cacao sul tavolo.
Ci saranno attività riuscite benissimo.
Altre fatte velocemente.
Qualcuna magari spostata.
Una lettera letta sul divano mentre qualcuno sbadiglia.
Ed è perfettamente normale.
Perché anche i ricordi più belli raramente nascono da giornate perfette.

Allora cosa mettiamo dietro la Porta?

Qualche volta un piccolo oggetto.
Qualche volta un allegato.
Molto spesso una letterina.
Sempre una possibilità.
La possibilità che per qualche minuto succeda qualcosa insieme.
È questo che abbiamo provato a mettere dentro l’Avvento di Caramella.
Non 12 o 24 ricompense.
Non una gara a chi prepara la sorpresa più spettacolare.
Non un dicembre nel quale mamma e papà debbano procurarsi una nuova cosa ogni sera.
Ma una storia che continua e che, giorno dopo giorno, offre un piccolo motivo per incontrarsi.
Babbo Natale può quindi tenersi i pacchetti per il lavoro grosso del 25 dicembre.
Caramella, nel frattempo, prova a occuparsi di quello che non entra in una scatola. 🎄❤️

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