Nell’Avvento 8-9 anni l’ultima letterina la sceglie la famiglia
Ci sono letterine difficili da scrivere.
E poi c’è l’ultima.
Quando ho costruito il percorso di Caramella dedicato agli 8-9 anni, sapevo che prima o poi sarei arrivata davanti a una domanda che non riguardava più soltanto l’Avvento:
come si saluta la magia quando un bambino sta crescendo? Con una festa? Con una spiegazione? Con una verità? Con un arrivederci?
Oppure non la si saluta affatto?
Perché magari quel bambino ha otto o nove anni sulla carta, ma quando guarda la sua porticina vede ancora esattamente ciò che vedeva l’anno precedente.
E allora mi sono resa conto di una cosa:bnon poteva essere Caramella a decidere quando fosse arrivato il momento.
Otto o nove anni non sono una scadenza
Le fasce d’età servono.
Ci permettono di costruire linguaggi, attività e contenuti più adatti.
Ma non esiste un interruttore che scatta al compleanno.
Non c’è un giorno nel quale un bambino passa automaticamente da:
“Ci credo” a “Ho capito.”
C’è chi a otto anni ha già raccolto abbastanza indizi da poter aprire un ufficio investigativo.
C’è chi sospetta ma preferisce non approfondire.
C’è chi sa qualcosa e contemporaneamente desidera continuare a giocare.
C’è chi a nove anni entra ancora nel Natale con una meraviglia piena e autentica.
E nessuna di queste situazioni è sbagliata.
Per questo il percorso 8-9 anni non poteva avere un finale che dicesse alla famiglia:
“Bene. Siamo arrivati qui. Adesso bisogna fare questo.”
Addio...
La letterina dell’addio
Nel percorso esiste una conclusione pensata per il bambino che è pronto a fare un passo diverso.
Non vuole cancellare ciò che è stato.
Non vuole dire:
“Era tutto falso.”
Perché non lo era.
Le lettere sono state lette davvero.
L’attesa è stata vissuta davvero.
Le risate erano vere.
I rituali erano veri.
Il tempo trascorso insieme era vero.
La meraviglia era vera.
Ciò che cambia è il modo in cui il bambino può cominciare a comprendere da dove arrivava quella magia.
L’addio di Caramella, quindi, non vuole essere la chiusura brusca di una porta.
Vuole accompagnare il bambino verso un’altra stanza.
Quella nella quale comincia a capire che dietro molte cose meravigliose che ha ricevuto c’erano persone che le avevano preparate per lui.
Ma poi ho pensato al bambino che non è pronto
Ed è qui che qualcosa non mi tornava.
Perché potevo costruire con tutta la delicatezza possibile una bellissima lettera finale.
Potevo scegliere le parole. Preparare il passaggio. Fare in modo che Caramella salutasse con amore.
Ma rimaneva un problema enorme:
io non conosco il bambino che la leggerà. Mamma e papà sì.
Sono loro che hanno visto le domande aumentare. O non aumentare affatto.
Sono loro che sanno se il bambino sta cercando risposte. Se sta raccogliendo indizi.
Se vuole ancora credere. Se forse ha già capito ma desidera continuare il gioco. Se quella Porta, per lui, è pronta a cambiare significato.
E così ho deciso che una sola ultima letterina non bastava.
Arrivederci...
La letterina dell’arrivederci
Dentro i documenti scaricabili del percorso 8-9 anni ho quindi inserito anche un finale alternativo.
Caramella non dice addio.
Dice:
arrivederci.
La Porta rimane aperta.
Non viene forzato nessun passaggio.
Non viene anticipata nessuna scoperta.
Il bambino può vivere ancora quella magia esattamente nel modo in cui è pronto a viverla.
Un altro anno.
Un altro Natale.
Un altro pezzetto di strada.
Non perché dobbiamo impedire ai bambini di crescere.
Ma perché non abbiamo bisogno di farli crescere cinque minuti prima che siano pronti.
Quale lettera devo scegliere?
Vorrei poter rispondere con una regola semplice.
Non c’è.
E forse è proprio questo il punto.
Possiamo osservare.
Fa domande sempre più precise? Cerca conferme? Ha cominciato a notare le incongruenze? Qualcuno gli ha raccontato qualcosa?
Sembra voler sapere davvero oppure formula una domanda e subito dopo costruisce da solo una spiegazione che mantiene viva la storia?
Come parla di Babbo Natale e degli elfi? Sta cercando la verità o sta cercando rassicurazione?
Sono differenze sottili.
E nessun PDF può interpretarle meglio di chi conosce quel bambino.
Il Domandometro nasce anche per aiutare in questa fase, proprio perché distingue il bambino che crede ancora, quello che comincia a sospettare e quello che ha già capito.
Ma anche quello strumento non decide. Aiuta ad ascoltare.
Non è una scelta tra verità e bugia
Questo per me è fondamentale.
Scegliere la letterina dell’arrivederci non significa decidere di “mentire ancora”.
Così come scegliere l’addio non significa decidere che “ormai è grande”.
Sono due modi diversi di accompagnare due momenti diversi.
Se il bambino non sta chiedendo di uscire dalla storia, possiamo lasciargli ancora uno spazio dentro quella storia.
Se invece ha già capito e sta cercando da noi una conferma, continuare a costruire spiegazioni sempre più complicate potrebbe comunicargli qualcosa che non vogliamo:
“Non mi fido abbastanza di ciò che hai capito per parlarne con te.”
La delicatezza sta proprio nel provare a capire dove si trova lui, non dove pensiamo dovrebbe trovarsi.
E se ha capito ma vuole continuare?
Benvenuti nella zona più interessante. ❤️
Perché crescere non funziona sempre per sostituzioni nette.
Un bambino può sapere che dietro una tradizione ci sono mamma e papà e voler comunque trovare la letterina.
Può conoscere il segreto dell’elfo e divertirsi ancora a cercarlo.
Può sapere qualcosa di Babbo Natale e continuare ad amare la storia.
Pensiamo agli adulti.
Sappiamo perfettamente che un attore interpreta un personaggio.
Eppure guardiamo il film.
Sappiamo che una fiaba è una fiaba.
Eppure la raccontiamo.
Sappiamo chi ha messo i pacchetti sotto l’albero.
Eppure la mattina del 25 dicembre continuiamo a chiamarli “i regali di Babbo Natale”.
Sapere e immaginare possono convivere.
I bambini, qualche volta, lo capiscono prima di noi.
L’addio non deve significare “fine della magia”
Se scegliamo il finale che accompagna il passaggio, vorrei che il bambino non ricevesse un elenco di cose che da quel momento non esistono più.
Vorrei che scoprisse qualcosa che esiste in più.
La persona che preparava. Il gesto nascosto. La cura. Il tempo. La voglia di sorprenderlo.
La magia può spostarsi da:
“qualcuno la prepara per me” a “anch’io posso contribuire a prepararla.”
È lo stesso principio che attraversa anche il percorso dedicato alla verità e il Patto del Custode della Luce: il bambino non riceve soltanto una spiegazione, ma può assumere un ruolo nuovo, proteggendo la meraviglia di chi è ancora più piccolo.
Non perde semplicemente qualcosa.
Guadagna un posto dall’altra parte della Porta.
L’arrivederci, invece, non promette nulla
E anche questo è importante.
La letterina alternativa non dice: “Ci vediamo sicuramente per altri cinque Natali.”
Dice semplicemente: non dobbiamo chiudere oggi. Ci sarà tempo.
Forse l’anno prossimo la situazione sarà diversa.
Forse la scoperta arriverà in primavera, nel momento meno poeticamente natalizio possibile.
Forse arriverà da un compagno. Forse attraverso una domanda. Forse il bambino non farà mai un grande annuncio e passerà lentamente da una forma della magia all’altra.
Non possiamo programmare tutto.
E, per una volta, non dobbiamo.
E se scegliessi “male”?
Credo che questa sia la paura nascosta dietro molte decisioni dei genitori.
“E se gli dicessi troppo presto?”
“E se aspettassi troppo?”
“E se si sentisse preso in giro?”
“E se gli togliessi qualcosa?”
Non esiste una formula capace di garantire il momento perfetto.
Possiamo però fare una cosa molto più concreta:
restare disponibili.
Se abbiamo scelto l’arrivederci e una settimana dopo arriva una domanda chiarissima, possiamo parlarne.
Se abbiamo scelto l’addio e il bambino ha bisogno di tempo, possiamo darglielo.
Una lettera non sigilla il destino natalizio della famiglia.
È soltanto un modo per aprire una conversazione.
Caramella fa qualcosa che forse non ci aspettiamo
Per quasi tutto il percorso è lei a guidare.
Scrive. Propone. Racconta. Invita.
Alla fine, invece, si fa da parte.
Lascia a mamma e papà due possibilità.
E credo che sia giusto così.
Perché può conoscere perfettamente Nevecandita.
Può sapere cosa è successo nella Fabbrica di Babbo Natale.
Può persino possedere informazioni riservatissime sulle renne.
Ma c’è una cosa che non conoscerà mai meglio di voi:
vostro figlio.
Una Porta può chiudersi. Ma può anche restare socchiusa.
Questa è l’immagine che vorrei rimanesse.
Da una parte una letterina che accompagna verso un passaggio nuovo.
Dall’altra una letterina che dice:
non ancora. Ci rivediamo.
Nessuna delle due è quella giusta in assoluto.
La lettera giusta è quella che, in quel momento, appartiene meglio al vostro bambino.
E se quest’anno scegliete di lasciare la Porta socchiusa, non state impedendo a qualcuno di crescere.
Gli state semplicemente dicendo:
“Non abbiamo fretta.”
Perché anche crescere può essere una forma di magia
Prima il bambino aspetta che qualcuno accenda le luci.
Poi comincia a chiedersi chi le accende.
Un giorno lo scopre.
E magari, qualche tempo dopo, sarà lui a spegnere le luci del soggiorno, sistemare una sorpresa e chiamare sottovoce mamma perché il fratellino sta arrivando.
Quello non è il momento in cui la magia è morta.
È il momento in cui ha cambiato mani.
Ma non dobbiamo decidere oggi quando dovrà succedere.
Per questo nell’Avvento 8-9 anni abbiamo lasciato due finali.
Addio.
Oppure:
Arrivederci, Caramella. Ci vediamo ancora dietro la Porta. ❤️🚪✨
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